
Radical Candor: L'Arte Scomoda di Non Essere Né Zerbini Né Stronzi
1 feb 2025
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Ammettiamolo figli miei. Viviamo in un mondo, specialmente qui nel Bel Paese, dove la critica costruttiva è spesso vista come un attacco personale e il complimento sincero puzza forte.
Navigare le relazioni professionali, soprattutto quando hai un team piccolo dove tutti si conoscono fin troppo bene, assomiglia spesso a camminare su un campo minato indossando scarpe da clown. Risultato? O diventiamo degli zerbini cosmici, accumulando frustrazioni silenziose mentre il business affonda nella melma della mediocrità ("Poverino, non volevo offenderlo... anche se non sa fare la O con il bicchiere"), oppure ci trasformiamo in dittatori, urlando ordini e spargendo terrore, convinti che la paura sia un motore di produttività (spoiler: non lo è, a meno che non vendiate pannoloni per adulti).
Poi arriva lei, Kim Scott, ex-pezzo grosso di Google e Apple (gente che, diciamo, qualcosina di team performanti la capisce), e ci sbatte in faccia questo concetto dal nome quasi ossimorico: Radical Candor. Tradotto brutalmente? Onestà Radicale.
Ma attenzione, non è il "liberi tutti" per diventare degli stronzi patentati.
È qualcosa di più sottile, più chirurgico, e dannatamente più difficile.
Il Quadrante della Verità (o della Sofferenza Evitabile)
La Scott, con quella lucidità un po' spietata tipica di chi ha visto troppe riunioni inutili, ci disegna un bel quadrante cartesiano. Sugli assi ci mette due cose apparentemente semplici: "Care Personally" (Prendersi cura personalmente) e "Challenge Directly" (Sfidare direttamente).

Dall'incrocio di queste due dimensioni nascono quattro meravigliosi (si fa per dire) quadranti comportamentali:
Radical Candor (Il Sacro Graal, Che Scotta): Qui è dove dovremmo aspirare ad essere. Ti importa sinceramente della persona che hai davanti, E glielo dimostri, ma sei anche disposto a dirle pane al pane e vino al vino, anche quando fa male. È dire: "Apprezzo il tuo impegno, ma questo lavoro non è all'altezza del tuo potenziale per X, Y, Z. Come posso aiutarti a fare meglio?"
È scomodo? Sì. È necessario? Assolutamente. È la via per la crescita vera, non quella annacquata dai "bravo" di circostanza.
Obnoxious Aggression (Il Boss con l'Alitosi Verbale): Qui la sfida diretta c'è, eccome. Peccato manchi totalmente l'empatia, il "prendersi cura". È il regno del cinismo gratuito, dell'umiliazione pubblica mascherata da "sincerità". È il classico "Questo report fa schifo, rifallo!". Efficace nel breve termine?
Forse per instillare terrore. Sostenibile? No. Crea solo risentimento e turnover. Molti si crogiolano qui, gonfiando il petto nella loro presunta "onestà", senza rendersi conto di essere semplicemente dei bulli in giacca e cravatta (Bias di eccessiva fiducia su quanto sia produttivo il proprio metodo da kapò).
Ruinous Empathy (La Sindrome del "Poverino", Che Rovinò Tutti): Ah, l'empatia rovinosa. Il paradiso degli "yes-men" e dei manager che vogliono solo essere amati. Qui ci si preoccupa talmente tanto dei sentimenti altrui (o meglio, della propria paura di ferirli) che si evitano tutte le conversazioni difficili. Risultato? Complimenti falsi, feedback inesistenti, persone che continuano a sbagliare senza saperlo, e team che affondano nella melma sorridendo. È la morte lenta e silenziosa della performance. "Ma come, non me l'hai mai detto che sbagliavo?"
La frase tipica sentita troppo tardi, magari durante il colloquio di licenziamento. È il trionfo del Bias dello Status Quo: meglio lasciare tutto com'è, anche se fa schifo, piuttosto che affrontare il disagio del cambiamento.
Manipulative Insincerity (Il Giuda Aziendale): Il peggiore dei mondi possibili. Non ti importa nulla della persona E non hai il coraggio di dirle le cose in faccia. È il regno della falsità, del gossip alle spalle, delle lodi sperticate davanti e delle pugnalate nella schiena appena si gira. È il politico navigato che ti sorride mentre ti sta segando la sedia. Qui la fiducia muore, e con essa qualsiasi possibilità di collaborazione sana. Se vi riconoscete qui... beh, forse l'HR non fa per voi. O forse sì, dipende dall'azienda. (Cinismo mode: ON).
Ok, Eugenio, Bello il Pippone Teorico. Ma Io Ho Tre Dipendenti e il Gatto, Che Faccio?
Giusta osservazione, mio piccolo e combattivo balilla. La Radical Candor non è roba da mega-corporation con budget infiniti per i coach motivazionali. Anzi, è forse più critica nelle piccole realtà, dove ogni persona conta il doppio.
Come applicarla senza scatenare una guerra civile nel tuo open space (che magari è il soggiorno di casa)?
Parti dal "Care Personally": Non puoi essere radicalmente onesto se la gente pensa che tu sia solo un cinico bastardo (anche se magari un po' lo sei, come il sottoscritto). Devi dimostrare che ti importa. Come? Interessati a loro come persone, non solo come risorse. Chiedi come stanno (e ascolta la risposta!). Ricorda i loro compleanni, i nomi dei figli, del cane. Offri un caffè. Sembra banale? È la base. Senza fiducia, la "sfida diretta" è solo aggressione.
Sii Specifico e Sincero (Anche nei Complimenti): La Radical Candor non è solo critica. È anche lode. Ma non il "bravo" generico che non vuol dire nulla. Sii specifico: "Ho apprezzato molto come hai gestito quel cliente difficile, mantenendo la calma e trovando una soluzione efficace. Ottimo lavoro." La specificità rende la lode credibile e utile.
Critica il Comportamento, Non la Persona: Non dire "Sei un disastro", ma "Questo progetto presenta delle criticità in area X e Y. Dobbiamo lavorarci." Focalizzati sui fatti, sui dati, sull'impatto del comportamento sul lavoro.
Fallo Subito (o Quasi): Non accumulare frustrazioni per mesi per poi esplodere come una pentola a pressione. Il feedback (positivo o negativo) è più efficace quando è tempestivo. Una piccola correzione oggi evita un disastro domani. Certo, non farlo davanti a tutti se è una critica pesante, scegli il momento e il luogo giusto.
Chiedi Feedback Anche Tu: Mostra che sei disposto a metterti in gioco. Chiedi al tuo team: "Come posso supportarvi meglio? C'è qualcosa nel mio modo di gestire che vi crea difficoltà?" Preparati a sentire cose che non ti piacciono. È il prezzo della crescita (e dell'evitare l'Effetto Dunning-Kruger, ovvero non accorgersi della propria incompetenza).
Accetta Che Sarà Scomodo: All'inizio, sembrerà strano. Forse ci saranno reazioni emotive. Va bene. È un processo. È come andare in palestra dopo anni di divano: fa male, ma poi ti senti meglio. O almeno, così dicono.
In Conclusione: Meglio Scomodi Che Inutili
Ricordo ancora quella volta in cui dovetti dire a un collaboratore incredibilmente creativo, ma altrettanto incredibilmente disorganizzato, che le sue continue consegne in ritardo stavano mettendo a rischio un progetto importante.
Non fu una conversazione piacevole. Ci fu silenzio imbarazzato, forse qualche sguardo torvo. Ma partii dal riconoscere il suo talento ("La tua visione è geniale, nessuno come te riesce a..."), per poi affondare il colpo sulla questione organizzativa, offrendo supporto e strumenti concreti.
Funzionò?
Non subito, non magicamente.
Ma aprì un dialogo onesto che, alla lunga, portò a un miglioramento. E salvammo il giaguaro.
La Radical Candor non è una formula magica. È un impegno costante, una pratica che richiede coraggio, umiltà e una buona dose di intelligenza emotiva. È la scelta difficile tra la popolarità momentanea (Ruinous Empathy) e il rispetto duraturo (Radical Candor). È smettere di raccontarci la favola che "va tutto bene" quando sappiamo benissimo che non è così.
Come disse quel vecchio quella volta al bar: "Il coraggio è quello che ci vuole per alzarsi e parlare; il coraggio è anche quello che ci vuole per sedersi e ascoltare." Winston Churchill
Quindi, miei prodi, la prossima volta che state per addolcire troppo la pillola o per sbraitare senza ritegno, fermatevi un attimo. Respirate. E provate a chiedervi: sto davvero aiutando questa persona e il mio business a crescere, o sto solo scegliendo la via più facile (o più rumorosa)?
La risposta potrebbe non piacervi. Ma, come spesso accade, è proprio lì che inizia il lavoro vero.
E anche il divertimento.
Alla prossima scomoda verità.
Eugenio